Un’ottimizzazione dei costi a breve termine con conseguenze a lungo termine
In totale, i licenziamenti previsti riguardano fino a 41 persone. I sindacati e il personale sono ora consultati nell’ambito di una procedura formalizzata: il periodo di consultazione va dal 25 giugno al 10 luglio 2026. I tagli di posti di lavoro sono poi previsti in due fasi: la prima riguarderà circa 24 persone al 1° settembre 2026, la seconda circa 9 persone al 1° gennaio 2027. Solo una decina di specialisti/e dovrebbero rimanere in azienda per preservare il loro “know-how” in vista di un eventuale progetto di successione.
Il personale di Digital Services ha svolto per anni un prezioso lavoro di fondo e per questo merita riconoscimento, non il licenziamento. «La Posta ha investito più di dieci anni nella CIP. Eppure, sono proprio queste persone che ora devono essere licenziate, mentre la Posta ha un bisogno urgente delle loro competenze per la futura cartella sanitaria elettronica (CSE). Si tratta di una mancanza di visione a lungo termine», denuncia Greta Gysin, presidente di transfair e consigliera nazionale.
I risparmi a breve termine sui costi salariali non giustificano questi licenziamenti. La Poste deve davvero separarsi da questo personale? Se in seguito dovesse reclutare dall’esterno queste competenze specialistiche, le costerebbe di più – e richiederebbe più tempo. Se si aggiudicasse l’appalto per la CSE, le conoscenze sviluppate internamente dalle persone licenziate andrebbero irrimediabilmente perdute.