Per più sicurezza
Tian Wanner assiste le imprese nella prevenzione della violenza e sostiene che è assolutamente responsabilità del datore di lavoro fornire istruzioni precise su come comportarsi con la clientela aggressiva. Di seguito, sette consigli forniti da un esperto che possono fare la differenza.
Sarah Hadorn
1. Ascolta il tuo istinto
Una situazione sta per degenerare e potrebbe sfociare in insulti o addirittura in un’aggressione fisica? Secondo Tian Wanner, responsabile dell’Institut für Konfliktbewältigung und Gewaltprävention (INKOGE) (Istituto per la gestione dei conflitti e la prevenzione della violenza), c’è un segnale importante spesso ignorato dal personale: l’istinto. «Le collaboratrici e i collaboratori si sentono a disagio fisicamente, perché le persone con cui hanno a che fare stanno perdendo il controllo. Tuttavia, reprimono tale sensazione e continuano a lavorare», sottolinea Tian Wanner. «Ma spesso, l’intuizione corre più veloce della comprensione.» Pertanto: ascolta il tuo istinto e riconosci tempestivamente il pericolo. Questo è il primo passo per agire in sicurezza.
2. Mantieni la calma, ma anche l’autenticità
Spesso l’aggressione è rivolta alla tua funzione professionale e non a te come persona. «Le collaboratrici e i collaboratori che cercano di inculcarsi regolarmente questo principio, mantengono più facilmente la calma», sostiene Tian Wanner. Inoltre: «più una persona riesce a controllarsi, più è in grado di gestire una situazione che sta per precipitare.» Tuttavia, mantenere la distanza professionale è utile solo se è autentica. «Chi si limita a mostrarsi gentile, ma dentro di sé è pieno di rabbia, consuma la propria energia mentale e la persona con cui ha a che fare se ne accorge comunque.»
3. Se sei al telefono, sfrutta la distanza
Il vantaggio del telefono è che non sussiste alcuna minaccia fisica immediata, il che riduce il livello di stress. «Inoltre, chi si sente meno stressato, tende ad ascoltare di più e a mantenere il controllo della conversazione. Un vantaggio di cui sarebbe opportuno approfittare consapevolmente», sottolinea Tian Wanner. A suo avviso, la sfida principale al telefono è rappresentata dall’enorme volume di conversazioni che il personale è spesso costretto a gestire: «in un call center, ad esempio, le collaboratrici e i collaboratori devono affrontare un colloquio telefonico difficile dopo l’altro», il che è molto logorante. Tian Wanner: «chi passa tutta la giornata al telefono ha bisogno di pause e, nel migliore dei casi, dovrebbe poter passare ad attività meno faticose.»
Chi è Tian Wanner?
Responsabile dell’Institut für Konfliktbewältigung und Gewaltprävention (INKOGE) (Istituto per la gestione dei conflitti e la prevenzione della violenza) di Zurigo, il 51enne assiste le imprese nella prevenzione dalle aggressioni e dalla violenza messe in atto da clienti, pazienti e ospiti. Tian Wanner ha studiato psicologia e comunicazione. A livello professionale, si occupa da oltre vent’anni di tecniche di deescalation, autoaffermazione e autoprotezione.
4. Face à face : mieux vaut couper court
L’erreur la plus courante que Tian Wanner constate lors de conflits sur le terrain : « Rester trop longtemps dans la discussion par sens du devoir. » Le dialogue peut certes contribuer à apaiser les tensions, mais seulement jusqu’à un certain point. « Lorsque l’interlocuteur ne se maîtrise plus du tout et est dominé par ses émotions, ˂sortir de la situation˃ est généralement la solution la plus sûre », explique l’expert en conflits. « C’est à l’employeur de définir précisément les critères justifiant l’interruption de la discussion et les mesures à prendre dans ce cas. »
5. Fixer des limites avec respect
La violence verbale peut elle aussi être douloureuse et susciter de la colère. « Il est néanmoins important de la supporter sur le moment, sans réagir immédiatement », explique Tian Wanner. Sinon, la situation dégénère rapidement. « Selon la politique de l’entreprise, on peut, après avoir pris quelques respirations profondes, aborder calmement une remarque déplacée, mais de manière objective », ajoute Tian Wanner. « Lorsqu’on se montre agressif en retour, on devient partie intégrante du problème. »
6. Signaler l’incident
Signale à ton employeur les voies de fait et les menaces, mais aussi les insultes. Cela permettra de documenter ces incidents et d’y donner suite conformément aux directives de ton organisation. « Les entreprises ont un devoir légal de protection envers leur personnel », explique Tian Wanner. « Elles doivent recenser les incidents, les analyser et en tirer des mesures de protection », conclut-il. Il ajoute : « Ce n’est que si les employeurs ont connaissance de ces incidents qu’ils peuvent aider leur personnel à signaler les agressions. »
7. Exiger des précisions de la part de l’employeur
Quand faut-il mettre fin à une discussion ? Comment réagir en cas d’agression physique ? Dans quelles circonstances faut-il appeler la police ? « Les employeurs doivent clarifier ces points, cela fait partie de leur devoir de diligence », explique Tian Wanner. « Dans l’idéal, les entreprises élaborent une directive sur la prévention de la violence ou un concept de protection contre la violence. » Parallèlement, il faut former les employé-e-s afin qu’ils acquièrent les compétences nécessaires. Selon Tian Wanner, les deux éléments sont indispensables : des employé-e-s capables d’agir et des règles claires indiquant quand il faut passer à un échelon supérieur, mettre fin à la discussion et donner l’alerte. « Si ces consignes font défaut, les employé-e-s doivent les exiger. Ils ont le droit d’être protégés contre la violence. »
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