Un lavoro sindacale al passo con i tempi
Manuel Murer traccia un bilancio di un anno molto movimentato, caratterizzato da nuovi contratti collettivi di lavoro, un impegno politico contro l’offshoring e la visita del Consigliere federale Albert Rösti. Il direttore di transfair spiega inoltre perché nemmeno nel 2026 le condizioni di lavoro eque sono un’ovvietà.
Lea Lüthy
In occasione della nostra assemblea dei delegati del 2025, il Consigliere federale Albert Rösti aveva accettato di rispondere a diverse domande critiche. Cosa ha significato questa visita per transfair?
Un Consigliere federale che partecipa a un’assemblea di un sindacato e risponde alle domande più urgenti è un fatto tutt’altro che scontato. Per me è stato un chiaro segnale che transfair viene preso sul serio. Non solo al tavolo delle trattative, ma anche nel mondo politico.
Quali temi ha affrontato transfair in tale occasione?
I nostri responsabili di categoria hanno posto all’onorevole Albert Rösti domande sul futuro di RetePostale, sull’offshoring presso Swisscom e sul pacchetto di risparmio della Confederazione. Non tutte le risposte ci hanno soddisfatto, ma per lo meno hanno trovato ascolto. Per i nostri membri, si tratta di un segnale importante perché dimostra che transfair non si impegna per loro solo sulla carta.
Il pacchetto di risparmio della Confederazione colpisce pesantemente il servizio pubblico.
Sì, nel frattempo è stato varato il pacchetto definitivo. Nonostante il Parlamento lo abbia lievemente alleggerito, come ad esempio tramite tagli più contenuti nel traffico regionale viaggiatori (TRV) rispetto a quelli previsti inizialmente dal Consiglio federale, il pacchetto di risparmio è un colpo duro per le nostre categorie. E il prossimo è già in fase di preparazione. Anche in questo caso, transfair si opporrà con tutte le sue forze.
Rivolgiamo lo sguardo nuovamente all’anno scorso: quali sono stati i principali risultati raggiunti nel 2025?
Al primo posto, ci sono ovviamente i nuovi contratti collettivi di lavoro, i cosiddetti «CCL». Nonostante la difficile situazione del mercato, per cablex e localsearch siamo riusciti a conseguire significativi miglioramenti, come ad esempio nell’ambito dei congedi parentali e dei supplementi. E dopo anni di negoziazioni, siamo finalmente riusciti a fissare per iscritto anche le condizioni di lavoro delle società affiliate IT di Swisscom. Ci è voluto tempo, ma adesso sono in vigore.
Quali altre attività ha svolto transfair nel 2025?
Nel 2025 abbiamo dedicato ben 194 giorni, o 1551 ore, all’assistenza delle nostre associate e dei nostri associati in situazioni difficili. Se una persona ha problemi sul posto di lavoro, transfair è sempre pronto ad aiutarla. È questo il fulcro del nostro lavoro. Altro aspetto positivo del 2025 è stata la maggiore visibilità del nostro sindacato nei media. Dopo il forte incremento già registrato nel 2024, siamo stati citati circa il 15 per cento in più rispetto all’anno precedente. Non è un caso, in quanto abbiamo messo attivamente in discussione diversi temi e influito sui dibattiti.
L’anno scorso, transfair si è impegnato a fondo anche a livello politico, ad esempio contro l’offshoring.
Sì, durante la sessione autunnale la nostra presidente, la Consigliera nazionale Greta Gysin, ha presentato due interpellanze: una su Swisscom e l’altra sulla Posta. È inaccettabile che le aziende parastatali dislochino numerosi posti di lavoro all’estero. Queste imprese hanno una responsabilità non solo nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche del mercato occupazionale svizzero. Swisscom fa il contrario: crea sistematicamente nuovi posti di lavoro nei Paesi bassi e in Lettonia, mentre in Svizzera li taglia. E anche la Posta prevede di esternalizzare 200 impieghi IT a Lisbona entro il 2030.
„„L’equità non nasce da sola. Ha bisogno di persone attente e combattive.“
Il Consiglio federale ha dato man forte alla Posta. Quali risultati ha prodotto l’impegno politico?
Infatti, la risposta del Consiglio federale è stata deludente. In sostanza, ritiene che la delocalizzazione dei posti di lavoro non sia problematica, ma ben motivata. Tuttavia, nel frattempo il tema è di dominio pubblico, anche grazie a transfair. Così è aumentata anche la pressione sulla Posta, proprio come volevamo.
A proposito di pressione: nel giugno del 2025, transfair è sceso in piazza insieme a oltre 50 altre organizzazioni per rivendicare maggiore parità salariale. Qual è la situazione attuale in termini di parità salariale in Svizzera?
Peggio di quanto molti pensino. Stando ad alcuni studi, oltre il 60 per cento della generazione Z ritiene che la parità salariale in Svizzera sia già raggiunta. Purtroppo non è così. Rispetto agli uomini, le donne guadagnano in media circa 16 000 franchi in meno all’anno, 8000 dei quali non trovano spiegazione: si tratta di una vera e propria discriminazione salariale basata sul genere. L’equità non nasce da sola. Ha bisogno di persone attente e combattive.
Cosa manca in concreto affinché le donne e gli uomini guadagnino finalmente lo stesso?
La legge è insufficiente e mancano controlli e sanzioni. Insieme a un’ampia alleanza, transfair chiede un’efficace revisione della legge sulla parità dei sessi. La parità salariale deve farsi sentire anche nei portafogli.
transfair ha grandi progetti per il 2026. Quali sono le priorità?
Partiamo dall’iniziativa per un congedo familiare: 18 settimane di congedo parentale per ciascuno dei genitori sarebbero un passo concreto verso una vera conciliabilità. Per questo motivo la sosteniamo. Ai Bilaterali III diciamo sì, ma solo a condizione che ci sia una forte protezione salariale e che non vengano adottate ulteriori misure di liberalizzazione nel settore dei trasporti pubblici. Durante le negoziazioni CCL, soprattutto con Swisscom, il tema centrale sarà invece il cambiamento alimentato dall’IA. La trasformazione può andare a buon fine solo se Swisscom si assume le proprie responsabilità sociali. Seguiremo con attenzione la questione.
Il cambiamento del mondo del lavoro non interessa solo Swisscom. Come fa transfair a raggiungere la prossima generazione di lavoratrici e lavoratori?
Questa è una delle nostre sfide più impegnative: la generazione dei baby boomer va in pensione e molti giovani credono che le principali questioni siano già state risolte. Tuttavia, diritti quali condizioni di lavoro eque, salari giusti e conciliabilità tra vita privata e lavoro sono tutt’altro che scontati. Sono stati acquisiti e devono essere difesi. Onestamente, finora non siamo riusciti a raggiungere abbastanza i giovani. Nel 2026 vogliamo invertire questa tendenza e creare risorse mirate per essere presenti dove si trovano i giovani, ossia soprattutto sui social media.
La nuova app DNA di transfair ha lo scopo di raggiungere un gruppo target completamente diverso: le PMI. Puoi svelarci qualcosa di più?
Il telelavoro, il lavoro a tempo parziale e quello mobile fanno ormai parte della nostra quotidianità da tempo. Tuttavia, senza regole del gioco chiare, la flessibilità si può trasformare rapidamente in un problema. I malintesi aumentano e i team perdono la coesione. Grazie all’app DNA (vedi anche il riquadro), le PMI possono evitare questi problemi. L’app rappresenta un ulteriore contributo a favore di un mondo del lavoro moderno ed equo, in cui le collaboratrici e i collaboratori conoscono i propri diritti e le imprese offrono condizioni quadro sane.
App DNA: lavorare flessibilmente, ma in modo strutturato
Una domanda che interessa molte aziende è la seguente: come possono i team collaborare in maniera efficiente, anche se i membri non si trovano più tutti nello stesso luogo? L’app DNA di Further at Work, la società a responsabilità limitata di transfair e Impiegati Svizzera, dà una risposta pratica a questo interrogativo. Questo strumento di facile utilizzo si basa su principi scientifici e aiuta le collaboratrici e i collaboratori nonché i dirigenti a sviluppare con successo forme di lavoro flessibili.