«Freno all’amministrazione»: ingerenza pericolosa nel servizio pubblico

Amministrazione pubblica

«Freno all’am­mi­nis­tra­zio­ne»: ingerenza pericolosa nel servizio pubblico

I Giovani liberali radicali vogliono frenare la crescita dell’Amministrazione federale. Con la loro iniziativa «Freno all’amministrazione» intendono vincolare le spese per il personale all’andamento del salario mediano svizzero. Questo approccio è tuttavia discutibile e danneggia il servizio pubblico. transfair respinge pertanto con fermezza l’iniziativa.

Matthias Humbel
Un uomo posiziona un segnale di pericolo arancione in un ufficio

In breve

  • L’«iniziativa Freno all’amministrazione» è una soluzione fittizia a un problema inesistente che mette a rischio il funzionamento del servizio pubblico.  
  • Costi del personale in aumento? Uno sguardo più attento rivela che l’Amministrazione federale è efficiente. L’iniziativa parte da un presupposto sbagliato.  
  • Lo stesso Parlamento, a maggioranza borghese, avrebbe in mano il controllo dell’Amministrazione. Di conseguenza, un’iniziativa proveniente dalle proprie fila non è altro che puro populismo.  

Un’idea semplice, ma problematica

Secondo i Giovani liberali radicali, dal 2010 i costi del personale della Confederazione sono aumentati del 32 per cento, mentre il salario mediano svizzero solo del 17 per cento. A loro parere, questo è un problema e hanno già pronta la soluzione: l’iniziativa «Freno all’amministrazione», con cui chiedono che in futuro i costi del personale non aumentino più rapidamente del salario mediano. Sembra facile, ma quale problema viene risolto in realtà? 

Le cifre relativizzano il quadro

In effetti, l’organico e le spese per il personale dell’Amministrazione federale sono aumentati. Nel 2016, l’Amministrazione contava 37 339 posti di lavoro a tempo pieno, saliti a 39 202 prima del 2025. Nello stesso periodo, anche le spese per il personale sono aumentate: da 5,5 a 6,5 miliardi di franchi. 

A prima vista sembra una cifra elevata. In rapporto alle spese totali, però, si relativizza drasticamente: la quota delle spese per il personale è di un esiguo 7,5 per cento. Con tendenza al ribasso: nel 2016 la percentuale si attestava ancora al 8,1 per cento.  

Il confronto internazionale dà ragione alla Svizzera

Anche nel confronto internazionale emerge un quadro chiaro. Nel 2025 la quota d’incidenza della spesa pubblica della Svizzera, ovvero il rapporto tra spesa pubblica e prodotto interno lordo (PIL), era del 32,4 per cento. Un valore nettamente inferiore alla media dell’OCSE (43,6 per cento) e dell’UE (49,5 per cento). Con il 38,6 per cento anche gli USA registrano una percentuale superiore. Un quadro simile emerge anche per quanto riguarda la quota di occupati nel settore pubblico. In Svizzera, nel 2023 tale percentuale si attestava all’11,5 per cento. La media OCSE è del 18,4 per cento, mentre negli USA è del 14,6 per cento. 

Pertanto, non si può parlare affatto di un problema, al contrario: è dimostrato che l’Amministrazione federale svizzera presenta una struttura snella e opera in modo efficiente e attento ai costi. 

Collegamento arbitrario ai rischi

L’iniziativa intende legare le spese per il personale al salario mediano, un nesso del tutto arbitrario. Il salario mediano riflette l’andamento salariale in Svizzera, ma non dice nulla sul numero di occupati, che sta crescendo anche nel settore privato: dal 2010 al 2024 del 19 per cento (in posti a tempo pieno). Inoltre, il salario mediano non dice nulla sul fabbisogno di personale. L’amministrazione cresce soprattutto perché il Parlamento le affida continuamente nuovi compiti, il che richiede personale aggiuntivo. 

Se l’iniziativa venisse approvata, nascerebbe un sistema rigido. La Confederazione e l’Amministrazione non potrebbero più reagire in modo flessibile alle nuove sfide. Anche in presenza di un evidente fabbisogno, risulterebbe difficile creare nuovi posti di lavoro. 

A questo si aggiunge che molti compiti sono previsti dalla legge. Una riduzione del personale è possibile solo attraverso modifiche legislative, il che richiede tempo e limita ulteriormente la capacità operativa dell’Amministrazione federale. 

Effetti negativi per il personale

L’iniziativa avrebbe conseguenze anche per le collaboratrici e i collaboratori. Il margine di manovra finanziario verrebbe fortemente limitato. Oltre alla creazione di nuovi posti di lavoro, non rimarrebbe quasi alcuno spazio per misure salariali. Accordare una compensazione del rincaro diventerebbe così praticamente impossibile.  

La responsabilità è del Parlamento

Oltre ai Giovani liberali radicali, il comitato promotore dell’iniziativa è composto da Consiglieri e Consigliere della Camera alta e della Camera bassa appartenenti al PLR, all’UDC, al Centro e al PVL. Partiti che in Parlamento detengono 171 seggi su 246, ossia quasi il 70 per cento. Sono loro ad avere la responsabilità per la crescita dell’Amministrazione: i nuovi compiti non nascono da soli, vengono di fatto decisi dal Parlamento. 

Assemblea di categoria: informazioni di prima mano

Il rifiuto dell’iniziativa «Freno all’amministrazione» è stato al centro delle discussioni anche il 16 aprile in occasione dell’assemblea primaverile della categoria Amministrazione pubblica, a cui hanno partecipato circa 40 membri via Teams. Tra gli altri temi trattati in tale occasione figuravano il nuovo sistema salariale per l’Amministrazione federale, le attuali interpellanze parlamentari relative al personale e lo sviluppo organizzativo «FIT for the Future» nel settore dei PF. I partecipanti hanno così ricevuto informazioni di prima mano su questioni che li riguardano direttamente. Prenotati pertanto sin d’ora la data della prossima assemblea di categoria che questa volta si svolgerà allo «Stellwerk» di Berna il 23 ottobre 2026. Seguirà un invito via newsletter.