Il diritto alla privacy vale anche per chi lavora sul treno!

Il diritto alla privacy vale anche per chi lavora sul treno! © SBB CFF FFS
18.10.2019

Le ripetute aggressioni verbali, minacce personali e aggressioni fisiche a chi lavora sui treni FFS da parte di viaggiatori scontenti hanno dato motivo di lanciare una petizione per tutelare la privacy del personale di treno. In sei mesi sono state raccolte 556 firme e il personale dei treni chiede quindi di sostituire il nome e cognome sulla targhetta identificativa con un numero.

Capita di leggere sui supporti mediatici di viaggiatori che subiscono molestie verbali o vengono aggrediti da altri passeggeri sui convogli ferroviari in cui si trovano, tuttavia le aggressioni al personale del treno ricevute da clienti scontenti o poco diligenti rimangono in silenzio. Non si parla solo di aggressioni verbali ma di minacce personali e a volte anche di aggressioni fisiche. Solo il personale che le ha subite continua a ricordarle, spesso con il timore di essere perseguitato anche nella sfera privata, vivendo così con un’ansia non indifferente che a volte porta anche a condizionare la propria vita sociale nonché le abitudini e il proprio atteggiamento. Con lo sviluppo della tecnologia e dei social, è molto più rapido e facile rintracciare le persone a partire da nome e cognome.
 
La presidente della sezione transfair – FFS Regione Sud, Tessa Jorio, ha rilevato l’urgenza e la rilevanza di togliere il proprio nome e cognome dalla targhetta identificativa sostituendola con un numero identificativo, come già adottato da TILO. Si è quindi fatta promotrice della petizione «Il diritto alla privacy vale anche per chi lavora sul treno!», volta a tutelare il personale da possibili ritorsioni o quanto meno rendere più arduo il rintracciare i collaboratori FFS nella vita privata. Viene condiviso il fatto e l’importanza di permettere all’utenza una chiara identificazione di colei o colui che opera nell’ambito di un servizio pubblico; questo può tuttavia essere fatto attraverso il numero identificativo.
 
Anche l'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT ) si esprime sul porto della targhetta con il nome rispettivamente se il datore di lavoro può esigerlo:

«Nelle aziende di trasporto pubblico il fatto che il nome dei collaboratori sia indicato su una targhetta è considerato un modo di presentarsi ai clienti e di curare l’immagine. Questi interessi di marketing si contrappongono al diritto dei lavoratori di tutelare la propria personalità, concetto che comprende il rispetto della propria individualità, la tutela della sfera privata e l’integrità fisica.

Rendere nota l’identità può pregiudicare la sicurezza personale dell’impiegato. Nella sua ponderazione degli interessi l’IFPDT giunge pertanto alla conclusione che gli interessi di sicurezza degli impiegati prevalgono sugli interessi di marketing del datore di lavoro. Inoltre, non è detto che l’immagine e il contatto con i clienti migliorino veramente con un’identificazione diretta dell’impiegato.


L’IFPDT propone misure meno incisive; gli impiegati potrebbero portare, ad esempio, una targhetta con un codice personale che permetterebbe ai superiori, se necessario, di identificarli.»

La richiesta alle FFS è la seguente:
Per i motivi sopraesposti, i firmatari della petizione chiedono alle FFS di rivedere le direttive sulla privacy di chi svolge le proprie mansioni sul treno a contatto con la clientela sostituendo il nome/cognome (o l’iniziale del nome seguita dal cognome) con il numero identificativo.

 
Alla petizione hanno aderito ben 556 firmatari. Le firme sono state vidimate dal notaio Costantino Delogu e proprio per una questione di privacy, sono depositate presso il segretariato transfair. La consegna ufficiale viene fatta direttamente dalla signora Tessa Jorio – presidente della sezione transfair FFS Regione Sud e dal team transfair Regione Sud alla signora Roberta Cattaneo – direttrice regionale FFS, Regione Sud.
Ambiti d'impiego
FFS, FFS Cargo AG, TILO SA, TPL